GEDI...again!!!

Dopo il successo dell'anno scorso, abbiamo proposto nuovamente "la giornata del Dialogo interculturale", questa volta organizzata in collaborazione con il centro di Documentazione Ricerca Insegnamento Lingue Straniere (DRILS) del Provveditorato di Bergamo. Eccone il resoconto!

L’AFS rimane sempre giovane perché giovane ed attuale è il suo messaggio. Sessant'anni circa sono passati da quando abbiamo compreso che gli scambi interculturali di giovani nei Paesi del mondo costituiscono un veicolo fondamentale per promuovere la pace.

Ed ancora, è da sessant'anni che i ragazzi che ritornano a casa dopo avere vissuto esperienze interculturali incontrano notevoli difficoltà (come gli ultimi lavori dell'Associazione ben evidenziano) a raccontare la propria esperienza, a trasferire agli altri ciò che per un anno hanno vissuto intensamente lontano da casa.

Il 24 settembre, in occasione della seconda giornata europea del “Dialogo Interculturale”, la Fondazione Intercultura, grazie al centro di Documentazione Ricerca Insegnamento Lingue Straniere (DRILS) del Provveditorato di Bergamo ha potuto tenere un incontro con i docenti di lingue straniere di ogni scuola di ordine e grado. Il Centro Locale di Bergamo era rappresentato da Francesca La Rosa, dai volontari, da alcuni returnees e dagli studenti stranieri presenti sul territorio.
Mietta Rodeschini, Vice Presidente della Fondazione, ha aperto i lavori presentando anche il neonato Osservatorio sulla Mobilità Giovanile in Italia.

E’ seguita la presentazione del lavoro compiuto dai volontari bergamaschi dell'Associazione direttamente sul territorio, quindi le testimonianze dirette di returnees, da USA, Venezuela e Cina, e la presentazione dei ragazzi ospitati ora a Bergamo.

Abbiamo avuto poi il piacere di presentare ed ascoltare Marianella Sclavi, autrice di “Ciao Mamma, vado in Cina!”.

“Jorge temeva il secondo libro di Aristotele, perché esso forse insegnava davvero a deformare il volto di ogni verità, affinchè non diventassimo schiavi dei nostri fantasmi” dice Umberto Eco, per bocca di Guglielmo da Baskerville, ne 'Il Nome della Rosa'.

Per non diventare “schiavi dei nostri fantasmi” è necessario davvero interiorizzare le esperienze vissute all'estero, anche se non è un'operazione semplice.
E Marianella Sclavi, col suo ultimo libro (ma non solo con questo!), ci propone un modo che può essere utile a tutti i returneers: è lo stesso di cui parla lo Jorge di Umberto Eco. Ecco, Aristotele aveva intuito il metodo migliore per non diventare “schiavi dei nostri fantasmi”: il riso.

“Far ridere la verità, deformare il volto di ogni verità ”: raccontare aneddoti, figuracce, errori di pronuncia, o l’interpretazione scorretta dei vocaboli di una lingua che non è la nostra. Ridere di noi stessi, insomma: in maniera autoironica, per indagare autonomamente e trasmettere agli altri la parte 'inferiore' del famoso iceberg della cultura.

Noi volontari - lo sappiamo bene! - abbiamo sperimentato, sulla nostra pelle, questo metodo. Ai ragazzi returnees lo suggeriamo costantemente: lo raccomandiamo loro durante gli incontri di ri-orientamento, al loro rientro, ad ottobre.

Lo abbiamo ricordato, lo abbiamo sottolineato, lo abbiamo fermamente raccomandato agli insegnanti cui era rivolto specificatamente questo incontro: speriamo che la testimonianza dei returnees (ma non solo) possa essere ascoltata e valorizzata. Speriamo che i caldi suggerimenti di Marianella inducano gli insegnanti a trasmettere questi valori di condivisione anche nelle proprie classi.
Confidiamo che ciò sia possibile.

Ci sono stati momenti di grande commozione dopo la proiezione del video sulla Cina … e momenti di grande “gusto” con un ottimo buffet che il Centro ha offerto a tutti i presenti! (Francesca La Rosa)



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